C’è un tipo di lavoro che non rientra in nessuna categoria e che ci chiedono lo stesso, di continuo: togliere un pavimento e farlo sparire.
Non è una ristrutturazione, perché non si posa niente al suo posto. Non è una pulizia. È più vicino a uno sgombero, con la differenza che quello che va via non sta in un armadio ma è incollato o incastrato al pavimento di casa.
Questo era in un appartamento in zona Washington, a Milano.
Un finto parquet steso sopra il parquet vero
Il pavimento da togliere era un PVC a doghe, effetto legno, tonalità noce scuro. Posato a incastro, flottante, con sotto un materassino bianco in polietilene espanso.
Era stato messo anni prima sopra il pavimento esistente. E il pavimento esistente era un parquet a mosaico, quei quadrotti di tessere in rovere che si trovano in mezza Milano nelle case fra gli anni Sessanta e Ottanta.
È una scelta che all’epoca aveva una sua logica: il parquet era rovinato, rimetterlo a nuovo costava, e il finto legno in PVC si posava in un pomeriggio senza toccare niente. Il problema è che vent’anni dopo qualcuno si ritrova con un pavimento in plastica sopra un pavimento in legno, e vorrebbe tornare indietro.
Il cliente ci ha chiamato per quello: toglilo e portalo via.
Come abbiamo lavorato
Trattandosi di posa flottante, non c’era colla. Il che è la differenza fra una giornata di lavoro e una settimana.
Abbiamo iniziato da un bordo, staccando il battiscopa e i coprifili in legno chiaro con la leva piatta. È la parte che richiede più attenzione di tutto il resto: se fai leva contro il muro invece che contro il pavimento, ti porti via l’intonaco e il cliente si ritrova con un lavoro in più che non aveva chiesto.
Poi le doghe, una a una, sganciate dall’incastro e sollevate a mano. Guanti da lavoro, perché i bordi del PVC tagliano. Ogni doga estratta veniva accatastata subito lungo il muro invece che lasciata in mezzo alla stanza: su un lavoro di smontaggio l’ordine non è pignoleria, è l’unico modo per non ritrovarsi bloccati a metà.
Sotto le doghe, il materassino bianco. L’abbiamo arrotolato per fasce e chiuso nei sacchi man mano che veniva liberato, perché il polietilene espanso è leggero e voluminoso: se aspetti la fine, non hai più spazio per camminare.
E sotto il materassino, il parquet a mosaico. Intatto. Non lucido, con i segni del tempo e un po’ di residuo del materassino da spazzolare via, ma tutto lì, senza buchi e senza tavolette mancanti.
Dove è finito il pavimento
Il PVC non si butta nell’indifferenziata e non si lascia in cortile. Va conferito in discarica come rifiuto da costruzione e demolizione, e per farlo servono un mezzo e un centro di raccolta che lo accetti.
Questa parte è quella che il cliente di solito scopre dopo. Chiama un posatore per togliere il pavimento, il posatore lo toglie, e poi restano trenta metri quadri di doghe accatastate in corridoio che nessuno viene a prendere.
Nel nostro caso è compresa: carichiamo, trasportiamo e conferiamo in discarica noi, nello stesso giro. Doghe, materassino, battiscopa e coprifili, tutto sul furgone e via. Avevamo chiuso uno sgombero in corso Italia chiuso allo stesso modo, in discarica, con materiali diversi ma la stessa logica: quello che esce da casa tua deve andare da qualche parte, e quel pezzo è nostro.










Cosa resta al cliente
Un appartamento con il suo pavimento originale di nuovo in vista, e la possibilità di decidere.
Il parquet a mosaico si può lamare e riverniciare, oppure lavare a fondo e tenere così com’è se le condizioni lo consentono, oppure ancora si può ripartire da zero e posare altro. Sono tre strade diverse con costi molto diversi, e nessuna delle tre si poteva valutare finché sopra c’era la plastica.
Non è una cosa da poco: in un appartamento milanese il parquet originale in rovere, se è integro, vale più del pavimento che qualcuno gli aveva messo sopra per coprirlo.
Dove interveniamo oltre alla zona Washington
Il quadrante ovest di Milano lo copriamo tutto: piazza Napoli, Wagner, De Angeli, Solari e Sant’Ambrogio sono a pochi minuti, e da lì proseguiamo verso Lorenteggio e Bande Nere. Nella stessa zona abbiamo già raccontato un divano lavato in un’altra casa della zona Washington.
Fuori città arriviamo a Corsico, Cesano Boscone e Trezzano sul Naviglio, e in generale a circa un’ora di percorrenza da Milano.
Domande frequenti
Sotto il PVC c’è il parquet originale: si riesce a toglierlo senza rovinarlo?
Se il PVC è posato flottante a incastro, come in questo caso, sì: le doghe si sganciano a mano e sotto c’è solo un materassino, che si arrotola. Il parquet non viene toccato. Il discorso cambia se il PVC è stato incollato direttamente sul legno: lì la colla resta attaccata alle tavolette e va rimossa meccanicamente, con il rischio concreto di intaccare la finitura. Prima di darti una risposta lo verifichiamo sul posto, sollevando una doga in un angolo poco visibile: si capisce in due minuti quale dei due casi è.
Il pavimento in PVC dove finisce una volta smontato?
In discarica, conferito come rifiuto da costruzione e demolizione. Doghe, materassino e battiscopa vanno tutti sullo stesso viaggio. È la parte del lavoro che quasi tutti sottovalutano: rimuovere il pavimento è mezza giornata, ma poi restano decine di metri quadri di materiale accatastati in casa e nessuno che venga a prenderli. Per questo il trasporto e il conferimento sono compresi nel nostro preventivo, e non un extra da organizzare per conto proprio.
Il PVC lo toglie un’impresa di pulizie o serve un posatore?
Dipende da cosa deve succedere dopo. Se il pavimento va rimosso e basta, o rimosso e portato via, lo facciamo noi: è smontaggio e smaltimento, cioè lo stesso mestiere di uno sgombero. Se invece devi posare un pavimento nuovo, il posatore ti serve comunque, e in quel caso conviene farsi fare da noi solo la rimozione e lo smaltimento, che è la parte che il posatore fattura più cara e volentieri lascia fuori dal preventivo. Sulla lamatura di un parquet recuperato, per esempio, ci fermiamo: quello è lavoro da parchettista.
Richiedi un preventivo gratuito
Se hai un pavimento in PVC, laminato o moquette da togliere e non sai da dove cominciare, contattaci. Il sopralluogo è gratuito: veniamo a controllare il tipo di posa, misuriamo le superfici e ti diciamo cosa c’è sotto prima di darti un numero.
Vale anche la strada corta: due foto del pavimento e una dell’angolo dove finisce contro il battiscopa, e nella maggior parte dei casi ti mandiamo un preventivo personalizzato senza muoverci da qui.
